mercoledì 3 dicembre 2008

Antologia di Spoon River

Tom Merrit
Da principio sospettai qualcosa
lei si muoveva tanto calma e svanita.
E un giorno sentii richiudersi la portina del retro
come io entravo per la porta di facciata, e io vidi
da dietro il seccatoio nell'incolto
e battersela per i campi.
Ed io intendevo ammazzarlo a vista.
Ma quel giorno, che camminavo presso il Ponte Quarto,
senza un bastone o un sasso a portata di mano,
tutto d'un tratto me lo vidi davanti,
spaventato da morire, che guardava i conigli,
e tutto ciò che potei dire fu"No, no, no!"
Mentre puntava e mi sparava al cuore.
(Tr. Beppe Fenoglio)


Francis Turner,
Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo non potevo che centellinare,
non bere
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
carezzato da un segreto che soltanto Maria conosce:
c'è un giardino d'acacie
di catalpe, di pergole coperte di viti
Là in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Maria
baciandola coll'anima sulle labbra
l'anima d'improvviso mi é sfuggita.
(tr. Beppe Fenoglio)






lunedì 1 dicembre 2008

Il cielo sopra Berlino



Assuefarsi all'eterno o scommettere sul qui ed ora?

Fluttuare leggeri cercando la perfezione o cedere alla forza gravitazionale?

http://www.youtube.com/watch?v=5k-Zz0xZ15c&feature=related


Franco Vaccaneo, che ha condiviso con Nuto-Pinolo Scaglione il ruolo di guida sapiente agli spazi immaginativi dello scrittore, prendendone poi il testimone alla sua morte, ci propone un sintetico viaggio tra biografico e interpretativo, ricco di testimonianze inedite, lungo i tre principali riferimenti figurali dell'opera, la città, il mare, e infine la collina.Francesca Lagomarsini approfondisce i termini del dominio mitico all'interno del paesaggio collinare, simboleggiato nel grido umano-animale che rompe il silenzio.Pierpaolo Pracca evidenzia con molta acutezza, al centro dell'universo collinare, l'incombenza estatica del meriggio, che sospende lo spazio-tempo e apre all'irruzione del mitico-divino, declinato poi attraverso le tematiche della nudità, della blackness, dell'imbestiamento.Ma, insomma, un fatto è certo: è la collina ad assumere un rilievo primario, con tutte le altre figure pregnanti che trascina, la vigna, il bosco, il sentiero, la riva.Dalla introduzione di Elio Gioanola.
Il volume è illustrato dagli esemplari più originali del Mail Art Project promosso dalla Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo, per il centenario della nascita, dal titolo "Cesare Pavese: the hills and the sun".

Ogni cosa é illuminata



(...) L'atto di ricordare, il procedimento del ricordo, il riconoscimento del nostro passato...i ricordi sono piccole preghiere a Dio (...)
Jonathan Safran Foer, Ogni cosa é illuminata


Un romanzo ed un film deliziosi. La storia di una guarigione dell'anima che coinvolge tre generazioni.


mercoledì 26 novembre 2008

Vanità di Vanità


Esseri in balia dei giorni.
Cos'é uno?
Cosa non é
L'uomo é il sogno di un'ombra;
ma se giunga la luce, dono di Zeus,
un chiaro splendore sugli uomini posa e un'età di bellezza.
Pindaro (tr. Baldini)

martedì 25 novembre 2008

Last blues

Cesare Pavese é ancora oggi uno degli scrittori italiani più amati e letti nel mondo.
Lo amiamo perchè nei suoi romanzi, poesie, diari, nella sua esistenza inquieta e tormentata troviamo la cifra della nostra stessa solitudine ed incapacità di vivere.
Franco Zaio nel suo Last Blues ha musicato alcune delle sue poesie più belle.
E' un lavoro commosso e commovente che per stile mi ricorda una delle opere di Nick Cave che più ho amato: Le ballate di morte. Un di Nick Cave quindi, anche se il cd é fecondo di altre colte citazioni. Quello che mi stupisce ogni volta è il commuovermi mentre leggo "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi". Lo smarrimento di fronte alla vita ed allo stesso tempo il profondo senso di dignità che trasforma la nostra esistenza nel mestiere di vivere!
Nel cd Franco Zaio coglie in pieno lo spirito pavesiano e nelle canzoni eros e thanatos si rincorrono fino a fondersi in un unico movimento.
Non possiamo fare altro che riascoltare stupiti quelle liriche che in gioventù hanno accompagnato i nostri amori e tormenti.
Scenderemo nel gorgo muti?


lunedì 24 novembre 2008

September in the rain.

Un piccolo capolavoro

L’idea dell’ amore vissuto come assenza e mancanza è il leitmotive di molta letteratura romantica.
Jonh Keats fu uno degli epigoni di questo mito e la sua morte precoce avvenuta all’età di 24 anni fu il suggello del suo modello filosofico-leterario. L’illusione di non consumare la vita onde preservarla dalla corruzione del tempo è quanto troviamo nella sua Ode ad un urna greca. Negli ultimi versi della poesia descrive l’indugio di due amanti intenti a baciarsi raffigurati in un basso rilievo di marmo.
Il non incontrarsi delle loro labbra –il bacio più bello è quello mai dato- è il tentativo di cristallizare un amore che, sospeso, rifiuta le lusinghe del tempo storico.
Una rappresentazione utopica della prossimità perpetua, di un incontro che diventa eterno grazie ad una distanza impossibile da colmare.
In quelle labbra protese che mai si toccheranno coesistono in modo ambivalente l’amore per la vita ed il terrore per la stessa.
Il problema di Keats è l’opposizione mitico-storico, eterno-mortale.
L’uscita dal tempo del mito e dell’infanzia significa il congedo da quel che è stato ed accettare l’apertura di un orizzonte in cui interviene la storia declinata secondo un prima ed un dopo.