martedì 23 dicembre 2008

Solidarietà per Julien

"Contadini o terroristi?". Una Comune divide la Francia
fonte Anais Ginori -

La Repubblica PARIGI - La neve ricopre i tetti d´ardesia. L´orto è gelato, le capre si nascondono sotto gli alberi. La fattoria di Tarnac, piccolo borgo affacciato sull´altipiano del Corrèze, è tornata deserta, avvolta nella nebbia. E loro, i contadini-intellettuali finiti in prigione, non ci sono più. Terroristi. Oppure no. Sui nove giovani arrestati lo scorso 11 novembre in una fattoria sperduta in mezzo alla Francia si discute ormai da settimane.I ragazzi sono stati fermati con l´accusa di associazione terroristica e devastazione con finalità terroristiche: avrebbero condotto diversi sabotaggi sulle linee ferroviarie ad alta velocità.Le prove finora sono poche. Da quando le forze dell´ordine hanno circondato Tarnac all´alba per prelevare i sospettati, l´impianto accusatorio si è velocemente sgonfiato. Nella fattoria non sono state trovate armi. Quasi tutti gli imputati sono stati scarcerati. Ma con l´obbligo di domicilio, senza poter tornare a Tarnac. E venerdì il tribunale della libertà ha ordinato il rilascio di Julien Coupat, 34 anni, presunto capo della cellula.Ma la procura ha fatto ricorso. E quindi Coupat resta in prigione, insieme alla sua compagna, Yldune Levy, 25 anni. «Questa detenzione prolungata è inaccettabile» dice l´avvocato della difesa, Irène Terrel, conosciuta in Italia per aver difeso, tra gli altri, Cesare Battisti e Marina Petrella.Coupat è un militante dell´estrema sinistra, che per qualche anno ha diretto una rivista di filosofia politica. Sarebbe sempre lui, l´autore del libro «L´insurrection qui vient», l´insurrezione a venire, pubblicato nel 2007 da un collettivo anonimo: un virulento pamphlet contro il capitalismo in cui si parla di rivolta e sabotaggi. Secondo alcuni investigatori, il libello ricorderebbe il linguaggio delle Brigate Rosse. Per Michèle Alliot-Marie, ministro dell´Interno, non ci sono dubbi: questi «anarchici autonomi» volevano attentare al cuore dello Stato. «Ho conosciuto Julien Coupat e posso dire che è un brillante intellettuale» racconta invece il filosofo italiano Giorgio Agamben, che dalle colonne di Libération ha scritto sugli arresti di Tarnac. Titolo: «Una tragicommedia, più che terrorismo».La storia comincia nel 2004, quando Julien lascia una vita agiata in un quartiere chic di Parigi per andare a formare la sua «comunità» neorurale nel Corrèze. I giovani avevano recuperato un rudere disabitato, aperto un alimentari che non c´era più da anni.Secondo gli altri abitanti, passavano il tempo a coltivare carote e a sistemare la loro vecchia fattoria. Sono dalla parte dei loro «strani» vicini di casa. La polizia invece è convinta di avere buoni indizi, almeno sugli episodi di sabotaggio. In particolare, un pedinamento di Julien e Yldune la sera del 7 novembre fino a una stazione ferroviaria.Il giorno dopo, la linea tra Parigi e Lille è stata paralizzata per ore. Un piccolo gancio di ferro è stato ritrovato sugli alimentatori. «Anche se lo avessero fatto - ribatte Jean-Michel, portavoce del comitato «11 novembre» - sarebbe saccheggio o vandalismo. Non terrorismo». «La nostra libertà è in pericolo» dice Jocelyne Coupat, a cui non è stato ancora permesso di vedere il figlio. «L´hanno arrestato come fosse Bin Laden». La legge anti-terrorismo in Francia è molto restrittiva per i diritti individuali. Ma il governo non vuole indietreggiare.A complicare le cose, è arrivata qualche giorno fa una lettera al giornale tedesco Tageszeitung che ha rivendicato i sabotaggi. Altri segnali sono più preoccupanti. In Grecia, diversi messaggi di solidarietà con i «compagni francesi» contenevano anche minacce e un pacco esplosivo è stato recapitato all´Agence France Presse.Ci sarebbe, secondo gli investigatori, una rete che porta anche all´Italia. Circa quattrocento «toto», come vengono chiamati gli anarchici-insurrezionalisti, sarebbero in questo momento sorvegliati speciali. La polizia sostiene ora che i candelotti senza detonatore ritrovati lunedì nei grandi magazzini francesi del Printemps potrebbero essere collegati al caso del Tarnac.Sempre più convinta che si tratti di terrorismo, e non di filosofia. Ma senza le prove definitive per sciogliere il dilemma.

lunedì 22 dicembre 2008

E quando muoio io!

E sulla tomba mia
non voglio fiori
ma voglio le ragazze
della mia vita.
E sulla tomba mia
non voglio preti
ma voglio le canzoni
dell'osteria.
E sulla tomba mia
non voglio frati
ma voglio le bandiere
dell'Anarchia.
(Canzone Anarchica)

Per Rosa Luxemburg


Rosa Luxemburg

una piccola donna claudicante
ha scritto nel libro genealogico di questo secolo :

"libertà solo
per chi appoggia il governo
solo per i membri di un partito
-per quanto numerosi-
non è libertà

libertà è
sempre soltanto
la libertà
per chi la pensa in modo diverso"

la piccola donna claudicante
è stata assassinata
Kurt Marti

La profetica metafora sulla società dell'immagine

È un film che, fra le righe di una commedia garbata, propone in realtà temi di grande profondità, come la comunicazione fra individui, il rapporto fra l'apparire e l'essere, e risulta persino profetico nel ritrarre il potere mediatico della televisione, la sua capacità di imporre improvvisamente, come fondamentali, personaggi venuti dal nulla e dalla nulla consistenza, come appunto accade con il protagonista Chance Giardiniere.

Lo sguardo del Flaneur sul mondo postmoderno


Hallberg sceglie il punto di vista del flâneur per gettare uno sguardo sull'Europa negli ultimi dieci anni, sui frantumi di un'identità che non si è più ricomposta dopo la caduta del Muro. Il flâneur, lo svagato passeggiatore baudelairiano immortalato da Benjamin, che segue il flusso della folla e si lascia portare dal caso, non pretende di arrivare a una visione unitaria che spieghi il vissuto, di offrire un filo con cui districarsi nel labirinto della contemporaneità e decifrare i segni del futuro

domenica 21 dicembre 2008

Il pino e la rufola

Militante anarchico e antifascista, poi scrittore e giornalista, Ezio Taddei, scrisse romanzi corali coerente con i propri ideali.
Grazie alla riscoperta di Massimo ed Isabella Novelli per le edizioni Spoon River ritorna uno dei massimi rappresentanti della letteratura illetterata.
L’aggettivo che meglio definisce la scrittura di Taddei è ‘scabra’, in tutte le sue diverse accezioni: ruvida quanto la mano callosa di un operaio, brulla di ridondanze e orpelli, essenziale con i suoi dialoghi nei quali le frasi sono tronche e minimali, e se vogliamo considerare l’animo dal quale questa scrittura è scaturita, ci sta anche l’ultimo significato: capace di urtare e turbare.Una scrittura in tutto simile a come doveva essere lui, indomabile, scarruffato e scomodo. Come gli ideali e i compagni di vita che si era scelto.
Massimo Novelli

sabato 20 dicembre 2008

L'inquilino del terzo piano e il genio visionario di Roman Polansky

Un timido archivista polacco di nome Trelkosky ( mirabile interpretazione di Polanski ) si trasferisce a Parigi in un'appartamento precedentemente abitato da una ragazza di nome Simone Chule, suicidatasi poco prima gettandosi dalla finestra .Da quando Trelkosky prende possesso della casa la sua vita comincia lentamente a cambiare. Vessato da inquietanti e grotteschi vicini, scopre nell'appartamento orribili tracce dell'ex-inquilina ed inbocca progressivamente un tunnel di oscurità e follia fino al totale sdoppiamento di personalità nella ragazza. Si tratta sicuramente del film più "Kafkiano" del grande regista polacco, e probabilmente anche il più intriso di complesse strutture metaforico-interpretative.